Carabinieri
che dire, il caso Marrazzo ci dice chieramente chi sono.
Ripenso agli anni '80 un piccolo paese in montagna con la sua bella casermuccia dei caramba, la divisa suscitava un discreto fascino sulle ragazzine del luogo, i ragazzi cercavano di fare amicizia con i carabinieri, soprattutto con queli di leva, e il maresciallo stava a guardare. Quel maresciallo sembrava stesse sempre a guardare. Ma cosa? Guardava dentro la caserma o fuori? In quegli anni in caserma i commilitoni giocavano la roulette russa, ma questo si seppe solo quando ci scappò il morto: un giovane carabiniere, se ricordo bene stava facendo il servizio militare, ma avrebbe potuto essere anche uno di noi ragazzi che si viveva lì. A qualcuno era permesso entrare in caserma e ridere scherzare cazzeggiare anche con le armi di ordinanza di chi era in servizio. Erano gli anni in cui li prendevano tutti e non erano tutti svegli, parlavano raccontavano così si seppe presto cosa era successo, nessuno stava pulendo armi, quella notte, ci stavano semplicemente giocando e quella notte erano solo carabinieri non c'era nessuno del paese per fortuna, così si insabbiò tutto velocemente e bene.
Intanto in un bar poco distante si giocava a carte, a soldi naturalmente. In altri luoghi c'era chi si faceva gli affari suoi più o meno leciti guadagnando altrettanto bene e il nostro maresciallo stava a guardare. Poi con il passare degli anni qualcuno aveva accumulato un bel po' di soldi e lui lo sapeva bene, i ragazzi non erano più tanto ragazzini, erano cresciuti, i primi spinelli si fecero strada fra il gruppo allora nutrito di giovani. E il nostro maresciallo cominciò a muoversi..... così sua moglie ricevette in regalo una pelliccia di visone, la sua automobile aveva il cambio gomme assicurato tutto l'anno, poi le pellicce aumentarono e fare la spesa per la sua famiglia era davvero semplice bastava passare nei negozi lasciare la lista e ripassare a prenderla oppure farsela recapitare direttamente a casa. Il tutto senza spendere una lira.
Evidentemente ci prese gusto, sempre più gusto fino a quando non passò alle maniere forti contro chi non ci stava al suo gioco rendendogli la vita molto difficile, ma è quando il gioco si fa duro che i duri si mettono a giocare e a resistere, resistere ad ogni suo attacco. Poi fù trasferito e anni dopo si seppe che si era suicidato forse con la pistola di ordinanza, impiccato lo voleva una seconda versione dei fatti.
Comunque sia finito io seduta sulla riva del fiume lo ho visto passare cadavere. Quello che invece mi fa girare molto le palle è che ha lasciato il suo ricordo e la sua vendetta scritta in quei pezzi di carta che restano archiviati nelle caserme e ad ogni nuovo cambio di guardia ecco che riappaiono e prima che il maresciallo di turno si faccia una propria idea su chi vive, come vive e come opera nella piccola comunità passa del tempo e un po' per deformazione professionale un po' perchè pur sempre di carabinieri si tratta, danno spesso credito a ciò che leggono, distruggendo la serenità di molti.
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Il processo di primo grado per la morte di Federico Aldrovandi, avvenuta a Ferrara il 25 settembre del 2005, è arrivato a conclusione. Il Tribunale ha condannato quattro agenti di polizia a tre anni e sei mesi per “eccesso colposo”: li ha giudicati responsabili di aver infierito sul ragazzo, che avevano ammanettato e steso per terra a faccia in giù. Ma la sentenza deve essere arrivata come una sorta di fulmine a ciel sereno per la gran parte dell’opinione pubblica italiana. Il processo, infatti, è andato avanti per mesi nel quasi totale disinteresse dell’informazione: bastano le dita di una mano per contare i quotidiani, i telegiornali e gli spazi di approfondimento televisivo (“Chi l’ha visto?”) che hanno seguito con continuità la vicenda. Eppure è stato un processo molto interessante, sostengono i pochissimi cronisti che l’hanno frequentato: un processo in cui alcune prove si sono formate proprio in aula, durante il dibattimento. Eppure si dice che di questi tempi la cronaca nera e la giudiziaria “tirino” molto. Eppure la passione dell’informazione per le aule di giustizia e per la ricostruzione dei processi negli studi tv è così accentuata che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha sollecitato e ottenuto l’adozione di un “Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive”. Come mai, allora, del processo Aldrovandi non ce ne siamo curati? Non si può non mettere a confronto questo silenzio con il clamore mediatico che, da mesi, continua ad esserci intorno al processo di Perugia, seguito udienza per udienza, con professionale scrupolo. Una semplicissima ricerca di parole-chiave sulle principali agenzie di stampa, negli ultimi 30 giorni, dà questo risultato: “Meredith” compare in 156 lanci, “Aldrovandi” in 6 (inclusa la sentenza). Difficile sostenere che a Ferrara si sia esaminato un fatto di minore rilevanza rispetto al delitto Kercher. Anche lì c’è una giovane vita stroncata; anche lì c’è il dolore di una famiglia. Ma ci sono una cosa in più e una cosa in meno, nella storia di Federico. In più c’è il coinvolgimento di agenti di polizia: è una vicenda che spinge ad interrogarsi sul modo in cui alcuni intendono il ruolo di “forze dell’ordine”. Una questione che potenzialmente riguarda noi tutti, visto che tutti beneficiamo ogni giorno - per fortuna - della sicurezza che gli agenti garantiscono. In teoria, dunque, questo elemento avrebbe dovuto accrescere l’interesse per la storia. Oppure proprio il coinvolgimento di agenti di polizia ha funzionato da freno, spingendoci all’autocensura? Ma c’è anche una cosa in meno: a Ferrara non c’è sesso, nella vicenda che ha portato alla morte del giovane Aldrovandi. Nessuna possibilità di “arricchire” il racconto con tracce di Dna, reggiseni, ipotesi sulle relazioni tra i giovani coinvolti. E’ un dubbio consistente: sarà mica per questo che Perugia ci interessa tanto e Ferrara quasi per niente? Ed è un dubbio che fa male, soprattutto in queste settimane in cui il giornalismo italiano sta combattendo una sacrosanta battaglia contro il disegno di legge sulle intercettazioni. La stiamo conducendo in nome del diritto dei cittadini di continuare a conoscere vicende di indubbio rilievo pubblico. Rifiutiamo di essere raffigurati - come invece tendono a fare i sostenitori del provvedimento - alla stregua di una corporazione di guardoni, interessati a pubblicare le intercettazioni soprattutto perché vogliosi di mettere in pagina i particolari più pruriginosi che emergono dalle trascrizioni delle telefonate. Difendiamo un’idea di cronaca che misura gli eventi in base alla loro rilevanza sociale, più che al loro potenziale erogeno. La difendiamo contro chi, dall’esterno della professione, vuole metterci il bavaglio. Ma forse gli avversari non sono solo fuori di noi.
*Presidente Fnsi
Chi riprenderà l’appello lanciato dal presidente della FNSI Roberto Natale a proposito del processo Aldrovandi. Per quale ragione la vicenda del giovane ferrarese morto in seguito alle violenze subite da parte di alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine non è stata ritenuta degna di attenzione.
Eppure un centesimo del tempo dedicati ai vari delitti di Perugia e di Garlasco sarebbe stato sufficiente a rendere giustizia ad una famiglia che ha dovuto lottare contro bugie,veline di ogni tipo,silenzi indicibili e insopportabili. Eppure una corretta e ampia informazione avrebbe anche permesso di distinguere tra i poliziotti,la stragrande maggioranza che fanno il loro dovere, e chi invece ha ritenuto,stando alla sentenza,di abusare gravemente delle sue funzioni.
Vogliamo sperare che almeno uno dei tradizionali luoghi degli approfondimenti televisivi voglia puntare i propri riflettori su questa vicenda.
di Giuseppe Giulietti
Sciopero o no?
Domani 12 dicembre c'è sciopero, aderisco? la causa è la mia, non sopporto questo governo e ciò che fa e l'astensione dal lavoro è un modo per rendere visibile la mia insoddisfazione insieme a quella di molti altri ma a conti fatti sono altri 41,00 euro che mi verranno tolti dallo stipendio e mi pesano.
Se è un modo per far parte dell'onda è allettante, mi piace l'idea che ci sia un'onda travolgente che spazzi via tutte le ingiustizie e che io possa farne parte: molto romantico.
Il sindacato si è fatto vivo con sms sul cellulare, con inviti ad assemblee, sembra quasi esistere, ma dov'è quando protesto per l'arroganza con cui si comporta la società per cui lavoro? dov'è quando sollecito il suo intervento, dove sono i suoi rappresentanti? in ferie! e quando c'è bisogno di essere uniti per far valere qualche diritto per salvaguardare posti di lavoro e nuove assunzioni necessarie ed inderogabili dov'è il sindacato? come si comportano i loro rappresentanti? collaborano con l'Azienda in attesa della promozione che deve arrivare a giorni perchè la minaccia di una cessione di ramo d'azienda, il nostro, è sempre più vicina e allora è meglio mettersi al riparo fare in modo di restare con la parte forte della società , quella che rende e che guadagna. Questa è la mia realtà obiettiva e allora io devo sacrificarmi ancora un po' perchè lo sciopero riesca perchè le adesioni siano massicce perchè si senta forte la loro voce anzi ora è il caso di dire la nostra voce mi dispiace ma non posso fingere di non vedere di non sentire di non pensare che non c'è nessuna coerenza. Ho davanti tutta la notte per decidere se guardare la luna o il dito che la indica.
Visto che gli Amministratori locali non reagiscono, provo a mettere in rete questo che avrebbe dovuto essere un articolo, forse lo spunto per un articolo sui quotidiani.
II giorno 10/07/2008 tra POSTE ITALIANE S.p.A. e SLC-CGIL, SLP-CISL, UILpost, FAILP-CISAL, SAILP-CONFSAL e UGL-Comunicazioni è stato siglato un accordo sui contratti a tempo determinato, col quale hanno voluto consolidare tutti i rapporti di lavoro delle persone che operano in Azienda in virtù di un provvedimento giudiziale non ancora definitivo.
A dare man forte ad una massiccia adesione a questo accordo è intervenuto anche il Governo emanando il noto D.L.112 del 6 agosto 2008, che “blocca” i processi dei precari assunti a termine impedendo al giudice di ordinare la loro riassunzione in caso di ritenuta illegittimità del termine apposto al contratto di lavoro.
Fatto salvo che la decisone di aderire o meno al suddetto accordo è personale ma strettamente legata alla data di stipula del contratto che il singolo lavoratore ha impugnato, molti non hanno avuto scelta dopo il citato Decreto, contemporaneamente sono ancora pendenti cause basate su contratti definiti sbagliati dagli stessi Dirigenti di Poste Italiane che hanno ammesso ciò di fronte alle numerose sentenze di Cassazione favorevoli ai lavoratori. Dunque perché queste persone dovrebbero firmare un simile accordo? per veder annullare anni di contribuzione oltre alla beffa di dar ragione a chi non ce l’ha?
Quindi dopo aver assistito ad una vera e propria compravendita di posti di lavoro perché i ricorsisti hanno pagato le parcelle degli avvocati messi a disposizione dai sindacati e in seguito all’accordo hanno dovuto restituire all’Azienda somme di denaro maggiori di quelle ricevute come risarcimento del danno perché Poste Italiane ha preteso anche la restituzione dei contributi versati per quel lavoratore per tutto il periodo, riconosciutogli dal Giudice, ma non effettivamente lavorato. Alcuni dipendenti non firmatari dell’accordo hanno deciso di rendere partecipi di questa anomala gestione dei contenziosi e delle sue conseguenze gli Amministratori locali che insieme ai cittadini possono verificare ogni giorno i disservizi di Poste Italiane, (alla faccia degli obiettivi di qualità stabiliti dal Ministero dello sviluppo economico) ed avere così un quadro più completo del perché il recapito non funziona, perché gli Uffici Postali dei piccoli centri aprono soltanto due o tre giorni la settimana, perché negli uffici più grandi gli utenti devono fare code ed attese anche lunghissime per pagare un bollettino perchè un’Azienda che ha sempre rivestito una notevole importanza nell’economia del nostro Paese invece di gestire al meglio le proprie risorse materiali ed umane è impegnata a stabilire accordi ad personam in cambio della restituzione del denaro ricevuto a titolo di risarcimento del danno subito infatti si contrattano promozioni trasferimenti e carriere mentre la posizione dei non firmatari è “congelata”, al di là delle competenze e delle capacità possedute e già riconosciute al lavoratore.
Ieri sera ho ricevuto la visita di un cugino che frequenta l'università e mi aspettavo che venisse per farmi un bel resoconto della fervente attività dell'Ateneo Pisano contro i tagli alla ricerca e all'istruzione.
Che delusione scoprire che lui è andato regolarmente a lezione perchè il suo obiettivo è laurearsi alla svelta e l'unica cosa che non condivide del Decreto Gelmini è il maestro unico. La mia delusione deriva dalla amara constatazione che lui non condivide solo ciò che lo tocca personalmente ehe sì sua madre è una maestra di scuola elementare, ma d'altro canto la sua situazione economica familiare è tale che potrà permettersi di frequentare tutti i corsi di laurea che vuole anche dovessero costare l'inverosimile e del resto se il numero di laureati dovesse diminuire meglio vuol dire che saranno maggiori le possibilità di trovare un lavoro ben retribuito.............CHE SCHIFO ha solo 22 anni .

Mi sono indebitamente appropriata della splendida vignetta: impossibile non cedere alla tentazione.
L'argomento che voglio trattare è proprio la scuola e la sconfitta subita... è difficile dire ai miei figli che il loro sforzo, la partecipazione attiva di tanti studeni condivisa da famiglie insegnanti e tanti cittadini è stata più o meno inutile. Dove trovo le parole per spiegare che chi è al potere può essere arrogante ottuso prepotente ed imporre le proprie idee con la violenza dei fatti ma che questo non deve determinare la nostra resa che dobbiamo trovare motivazioni e forza per opporci comunque a ciò che ci sembra oggettivamente ingiusto. Dove trovo le parole perchè io in realtà non ci credo più o meglio non ce l'ho più la forza il coraggio e la voglia di fare opposizione ad un sistema che è sempre più simile alla camorra descritta in gomorra da Saviano. Siamo governati da gentucola che segue il dio denaro e si impone con ogni mezzo a sua disposizione che ogni giorno calpesta e minaccia la gente comune il singolo individuo che compie con tenacia il proprio dovere.
Berlusconi ha detto che non tollererà occupazioni delle scuole, cosa dobbiamo aspettarci che intervenga come ha fatto a Genova?
Non ero mai stata all'Isola d'Elba, la mia prima volta è stata ieri e cisono arrivata in barca a vela: fantastico semplicemente fantastico. Un luogo incantevole raggiunto in modo emozionante!
Al momento non ho alcuna foto da postare ma ho tutto ben impresso nella mia mente.
Possibile che la signora delle pulizie non sappia stare lontana dalla mia lavatrice???
non so più in che lingua dirglielo che la faccio da sola la lvatrice, odio trovare i panni ancora insaponati quando li stiro, odio trovare la vaschetta del detersivo completamente impastata per l'enorme quantità di polvere che ci mette.......... cos'è una vendetta? tanto lo pago io? non è che il bucato viene più pulito se ne usa un quantitativo eccessivo! Alla faccia dei consumi sostenibili e poco inquinanti.